un vino

un'esperienza unica


il vitigno

 

La Malvasia di Bosa, insieme al Moscato e al Cannonau, occupava un posto importante tra le coltivazioni nella Sardegna spagnola (XVI-XVII secolo), come attestano le parole di una relazione trasmessa nel 1612 al Re di Spagna Filippo III dall’inviato nell’Isola Martin Carrillo “Los vinos son tintos y blanco, y canonates de color como rubi, muy sano, y muy bueno; el blanco es de moscate, y malvasia, y otros muy buenos..”(Ferrante, 2000). Il vitigno viene poi citato da Manca dell’Arca (1780) e dal Moris (1837) che lo chiama Vitis Malvatica e lo inserisce tra le varietà ad acini bianchi e rotondi. La qualità dei vini di Malvasia prodotti nei territori di Bosa e Cagliari viene sottolineata da Mameli (1913) in un’ampia scheda ampelografica del vitigno.

L’area di produzione della Malvasia di Bosa risulta limitata ad una fascia del territorio della Sardegna centro-occidentale compresa fra il Comune di Bosa a nord e Punta di Foghe, alle foci del Rio Mannu, a sud, nell’ambito del territorio chiamato storicamente Planargia.

La pianta si presenta con foglia medio-piccola, orbicolare, pentalobata, grappolo medio-grande, allungato piramidale o cilindro-conico, spesso alato, e generalmente spargolo. L’acino è medio-piccolo, lievemente ellittico, con buccia di medio spessore, pruinosa e di colore giallo dorato a maturazione avanzata.
storia della malvasia coronedu

I racconti di nonna Mercede erano molto coinvolgenti e ricchi di dettagli, grazie alla sua memoria inossidabile, ed è per merito di quelle testimonianze che è stato possibile raccontare un po’ della storia di Coronedu.

Le prime informazioni sulla vigna della famiglia Cau risalgono ai primi decenni del ‘900, quando della cura della vigna e della produzione del vino si occupava Luigino Cau (1890 – 1947). Dopo la morte prematura del marito, nonna Mercede iniziò ad occuparsi della cura del vigneto e della produzione del vino, con il supporto di esperti vignaioli locali.
Si faceva accompagnare in macchina la mattina presto dal figlioccio e genero presso la vigna, che raggiungeva poi a piedi prima degli operai. Lungo il tragitto non poteva mancare una sosta alla fontanella de “sa rughe ‘e sa mendula” per riempire la borraccia dell’acqua fresca che arrivava dalle fonti di Scano di Montiferro. Una volta in vigna iniziava il controllo minuzioso del vigneto e, arrivati gli operai, supervisionava tutti lavori di gestione e manutenzione, dalla potatura e cura delle viti alla pulizia del terreno. A fine giornata poi, rientrava con l'autobus di linea che passava sulla strada principale, a diverse centinaia di metri dalla vigna. Ma per produrre un’ottima Malvasia non è sufficiente il solo lavoro in campo. Proprio con questa consapevolezza, Mercede seguiva tutte le operazioni di cantina, appuntando nel suo quaderno le date di travaso, la quantità di uva raccolta e lavorata e molto altro. Pur non avendo studiato, grazie ai consigli di amici esperti e alla scrupolosa attenzione di tutte le fasi della produzione, è sempre riuscita ad ottenere eccellenti risultati. Nel 1968, ad esempio, in occasione di una manifestazione locale, la Malvasia prodotta da nonna Mercede fu premiata nella categoria "riserva".

Negli anni ’60, fece realizzare da Melkiorre Melis, noto artista di origini bosane e amico di famiglia, uno stampo in bronzo per l’etichetta della Malvasia. L’etichetta rappresenta uno scorcio di Bosa, e vengono raffigurati in dettaglio diversi elementi caratteristici del borgo quali il fiume, la cattedrale, l’antico centro storico e il castello di Bosa. L’idea del pittore di rappresentare Bosa nell’etichetta dà ulteriore rilievo al legame tra questo vino e la gente che lo produce, un legame duraturo tra tradizione e cultura.

Il vigneto attuale, realizzato negli anni 2000, ha sostituito il vecchio impianto le cui caratteristiche imponevano una lavorazione interamente manuale. Al contempo si è cercato di valorizzare il prodotto creando sinergie con alcune cantine del territorio. Nel 2022 però, si è considerato di realizzare una bottiglia propria, di produzione limitata, spinti dall’idea di riprendere la tradizione ma con la speranza di soddisfare i nuovi gusti dei consumatori. Al momento è prevista la sola produzione di Malvasia di Bosa DOC dolce o amabile, sebbene l’obiettivo futuro sia quello di riprendere anche la produzione della DOC riserva, seguendo la maturazione del vino secondo le indicazioni tramandate da nonna Mercede, ma con un approccio moderno e tecnologico. L’etichetta originale, con le dovute modifiche, è stata ripresa per la bottiglia che sarà messa in commercio nel 2023.

La Vigna

Il terreno si trova nella vallata di Modolo, ai piedi della collina denominata “Coronedu”, da cui prende il nome, ad un’altitudine di circa 88 m s.l.m, e a soli 2.5 km dal mare.
La vigna è stata realizzata negli anni ’50, su una superficie di 15000 metri quadri, gode di un’esposizione a sud, e ha una giacitura in parte sub-pianeggiante, in parte terrazzata. Il terreno è calcareo, con una tessitura tendente al sabbioso, è povero di sostanza organica ma ricco di potassio e magnesio.
È proprio in queste condizioni che il vitigno esprime le sue migliori qualità.
Lo scasso, originariamente realizzato a mano, ha permesso di spietrare la vigna sino ad una profondità di 80 cm, e le pietre sono poi state utilizzate per realizzare i muri di sostegno dei terrazzamenti. Il sesto di impianto era molto fitto (80 cm x 140 cm) e le piante venivano allevate con il sistema di allevamento tradizionale ad alberello su portainnesto 420 A, un portainnesto di medio-bassa vigoria, scelto per la buona resistenza alle alte percentuali di calcare attivo del suolo e per anticipare la maturazione delle uve. L’innesto fu eseguito in loco, con materiale di propagazione procurato da vigne del territorio. Le lavorazioni venivano eseguite solitamente a mano, mentre le cure erano a base di zolfo e rame.

Nel 2002 è stato realizzato il nuovo impianto, cercando di mantenere gli insegnamenti del precedente, ma ammodernando il vigneto alle nuove tecniche di gestione. È avvenuto un nuovo scasso del terreno, alla profondità di 100 cm, con mezzi meccanici. Per il portainnesto si è seguita l’esperienza precedente, utilizzando il 420 A, con innesto sul posto di marze di Malvasia di Bosa prelevate da aziende della Regione Sardegna che hanno avviato un programma di controllo sulle malattie fungine e virali.

Il nuovo sesto di impianto (100 cm x 200 cm) ospita le piante allevate in parete, con il sistema d’allevamento guyot, che permette potature più rapide rispetto all’alberello e uno sviluppo più omogeneo sul filare. L’altezza da terra è 80-90 cm, in modo da permettere maggior arieggiamento della vegetazione e dei frutti e migliore efficienza nella potatura e nella raccolta. La produzione di grappoli, seppur aumentata grazie al nuovo sistema di allevamento, viene limitata per rispettare i limiti del Disciplinare della Malvasia DOC, ma sopratutto per ottenere una qualità delle uve superiore.

il vino

 

 

Le uve sono state raccolte manualmente e vinificate in contenitori di acciaio inox a temperatura controllata.

La DOC Malvasia di Bosa “Amabile” o “Dolce” si presenta con un colore giallo paglierino o dorato più o o meno intenso.

All’olfatto si ha il caratteristico odore aromatico, fruttato e intenso.

Al palato, la Malvasia Coronedu è amabile e armonica, con un finale lungo e persistente che ne esalta l’aromaticità.